sabato 6 gennaio 2018

Sacchetti bio per frutta e verdura: una spiegazione



Arrivano le buste bio per frutta e verdura

Abbiamo ordinato e presto arriveranno nel nostro reparto ortofrutta i sacchetti biodegradabili e compostabili, quelli resi obbligatori, e a pagamento, dalla legge 123/2017 anche per frutta e verdura. é vero: siamo in ritardo. La normativa, infatti, è in vigore a partire dal 1 gennaio 2018. In questi giorni l'abbiamo letta, valutata e, a malincuore per i clienti, capita e accettata. Non c'è un modo per aggirarla o sfuggirle, soprattutto per i commercianti, che rischiano una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25 mila euro. Non se la passano meglio i consumatori: infatti, un comma della legge in questione precisa che la vendita di ogni sacchetto dovrà risultare dallo scontrino. Cerchiamo, quindi, di trovare il lato buono della cosa.


Dall'Europa al nostro portafogli per il bene dell'ambiente


A chiedere questa legge è stata l'Europa e, come d'obbligo per uno stato membro, la nazione ha recepito e l'ha messa in atto. A prescindere dal fatto che si pensi che sia l'ennesima truffa per il cittadino o che la cosa vada a vantaggio dei supermercati (che quindi, scrive assurdamente qualcuno sul web, vanno sabotati), la sua ratio è particolarmente comprensibile perché va a tutela del mare e dell'ambiente.

Protegge, quindi, anche le nostre vite attuali, quelle dei nostri figli e di chi vivrà il pianeta dopo di noi. Inoltre, da sardi, circondati dal mare, e da montanari, che vantano un'esistenza in una zona pura e incontaminata (basta vedere le condizioni della nostra montagna per capire che non è così), dovremmo essere ancora più aperti e comprensivi verso una normativa che parte con buone intenzioni, a prescindere che si sia d'accordo o meno su come le manda avanti.

Quanto inquina un sacchetto di plastica non biodegradabile

I sacchetti di plastica usati finora per la frutta e verdura, infatti, sono molto sottili e si disperdono facilmente nell'ambiente, decomponendosi in piccoli frammenti, invisibili in molti casi, e inquinando corsi d'acqua e, ovviamente, la fauna che li popola, compresa quella che giunge sulle nostre tavole. Risultando poi gratuiti (ricordiamo che i costi per qualsiasi azienda, tuttavia, confluiscono nel prezzo finale al consumatore), il loro uso si è trasformato spesso in abuso: quante volte avete messo e pesato una sola arancia in un sacchetto di plastica? Quante volte, pur standoci più alimenti in un sacchetto, ne avete usato due o tre, più del dovuto? Quante volte avete effettivamente riutilizzato quel sacchetto? L'avete davvero differenziato, o, se sporco, è confluito tra indifferenziato o per strada?

Pare che nel 2010 ogni cittadino europeo abbia utilizzato 198 sacchetti di plastica, di cui circa il 90% in materiale leggero (quindi più inquinante). Dai dati dello stesso anno risulta che oltre 8 miliardi di essi sono diventati rifiuti. Probabilmente, senza i dovuti provvedimenti, il loro consumo sarebbe cresciuto ancora e a dismisura.



L'Italia è stato uno degli stati membri che più ha sostenuto la legge. Perché sì, è all’avanguardia nella produzione di bioplastiche, ma soprattutto perché fonda buona parte della sua economia e turismo sul mare e sulle coste. 

Buste bio: un prezzo irrisorio per grandi vantaggi

Produrre le buste bio costa tanto e per questo il loro prezzo è alto, e in probabile continuo aumento, a fronte di una resistenza molto scarsa. Saranno tuttavia disponibili a un prezzo che varia da 1 a 3 centesimi di euro: a pensarci bene, la spesa per acquistare i sacchetti sarà davvero minima su un bilancio annuale. E poi, conta davvero qualche centesimo di fronte alla difesa delle nostre acque e salute?

Dovendoli pagare, infatti, il consumatore sarà portato a utilizzare meno buste. Forse il punto forte della legge sta proprio nel pagamento obbligatorio e che deve risultare dallo scontrino: solo così si può disincentivare un uso eccessivo di sacchetti usati per frutta e verdura, anche di quelli ecologici. Bisogna precisare, infatti, che anche le buste bio non sono esattamente a impatto ambientale zero: si decompongono solo se messe nelle condizioni appropriate, come quelle degli impianti di decomposizione. Si possono utilizzare o buttare, quindi, nell'umido, ma a determinate condizioni: ossia dopo essersi assicurati di aver eliminato eventuali etichette, da smaltire nell'indifferenziato, per non inficiare i rifiuti organici. Etichette che, ricordiamo, sarebbe bene non porre a diretto contatto con frutta e verdura (molti in rete hanno pensato di adottare questa soluzione per risparmiare sul sacchetto). La buccia, infatti, essendo un composto organico, assorbe i materiali nocivi di colle e inchiostro.

Salviamo il pianeta

Per la nostra salute e per quella del pianeta, di cui tutti usufruiamo ogni giorno senza pensare che in esso si svolge la nostra vita, sarebbe quindi bene pensare prima di reagire in maniera eccessiva a qualche euro in più nel nostro budget annuale. Soldi che, probabilmente, avremmo comunque speso in futilità e non per il bene della nostra esistenza.

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